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Cambia immediatamente la tua password: la tua non è così forte come credi

Cambia immediatamente la tua password: la tua non è così forte come credi

Da vent'anni ci ripetono sempre la stessa formula per creare una password efficace: almeno una maiuscola, almeno un numero, almeno un simbolo. Molti siti impongono questo protocollo al momento della registrazione, e se non metti il punto esclamativo il modulo si rifiuta di andare avanti.

Il risultato è che milioni di persone usano varianti della stessa identica idea. Password1. Estate2024!. Marco.83. Formalmente rispettano tutte le regole. In pratica sono tra le prime cose che un attaccante prova

La complessità non è il parametro che conta davvero. Contano altre due cose, e vale la pena capirle bene perché cambiano completamente il modo in cui uno sceglie le proprie password.

Come funziona davvero un attacco

Immagina che qualcuno rubi il database di un sito. Dentro non ci sono le password in chiaro, ma delle versioni "impronta" da cui non si può tornare indietro. L'unico modo per scoprire la tua password è indovinarla: l'attaccante prende una candidata, calcola la sua impronta, la confronta con quella rubata. Se non coincide passa alla successiva.

Con l'hardware giusto si arriva a decine di miliardi di tentativi al secondo. Il punto è che quei tentativi non avvengono a caso, e non avvengono in ordine alfabetico. Avvengono in ordine di probabilità.

Il vero motore: la lunghezza

Consideriamo per un attimo una password davvero casuale, generata da un programma, senza nessuna logica umana dietro. Con lettere maiuscole, minuscole e cifre hai 62 simboli possibili per ogni posizione.

Ogni carattere che aggiungi moltiplica per 62 il numero di combinazioni. Non aggiunge, moltiplica. Ecco cosa succede a chi deve provarle tutte, ipotizzando cento miliardi di tentativi al secondo:

Lunghezza Tempo per provarle tutte
6 caratteri mezzo secondo
8 caratteri 36 minuti
10 caratteri 3 mesi
12 caratteri 1.000 anni
14 caratteri 4 milioni di anni
16 caratteri 15 miliardi di anni

Quattro caratteri in più tra la seconda e la quarta riga, e il tempo passa da mezz'ora a dieci secoli.

E i simboli speciali?

Servono, ma molto meno di quanto si pensi. Aggiungere i caratteri strani (punteggiatura, parentesi, cancelletti) porta l'alfabeto da 62 a circa 95 simboli. È un guadagno, ma piccolo, perché si applica una volta sola per ogni posizione.

Facciamo il confronto diretto. Prendi una password di 8 caratteri e riempila di simboli speciali: la rendi circa 30 volte più difficile. Prendi la stessa password di 8 caratteri, lascia stare i simboli e aggiungi semplicemente due lettere qualsiasi: la rendi 3.844 volte più difficile.

Due lettere banali battono otto simboli acrobatici, di più di cento volte. Ecco perché dal 2017 le linee guida ufficiali del NIST americano hanno smesso di raccomandare le regole di composizione obbligatorie e hanno messo la lunghezza minima al primo posto. Le regole sui simboli, hanno osservato, spingono le persone verso schemi prevedibili senza aumentare la sicurezza reale.

Il problema di tutta questa matematica

Ho scritto sopra "password davvero casuale", e quella condizione regge l'intero edificio. Se salta, la tabella diventa carta straccia.

Nel 2009 un sito di widget per social network di nome RockYou subì una violazione e finirono online 32 milioni di password vere, scritte da persone vere. Quel file esiste ancora. Si chiama rockyou.txt, si scarica in trenta secondi, ed è la base di partenza di praticamente ogni attacco. Nel frattempo si è ingrossato con decine di altre fughe di dati: oggi circolano liste da centinaia di milioni di password realmente usate da esseri umani.

L'hacker non parte mai dalla forza bruta. Parte da una probabilità

Chi sta creando un "attacco" prova prima le password comuni in ordine di frequenza. Poi le parole del dizionario, in tutte le lingue. Poi i nomi propri, le squadre di calcio, i gruppi musicali, le date. Poi applica delle regole di trasformazione automatiche: prima lettera maiuscola, un numero in fondo, un punto esclamativo alla fine, la a che diventa 4, la e che diventa 3, la o che diventa 0. Queste regole sono scritte da anni in file di configurazione pronti all'uso, e coprono esattamente il modo in cui i cervelli umani "complicano" una parola.

Solo quando ha esaurito tutto questo, e di solito non serve, l'attaccante ripiega sulla forza bruta cieca.

Password lunga... inutile se non è casuale

La lunghezza da sola non basta: alcune password lunghissime crollano immediatamente.

12345678901234567890 ha venti caratteri. Sulla carta sarebbero decine di miliardi di miliardi di combinazioni. Nella realtà quella sequenza sta nelle prime righe di ogni lista in circolazione e cade in un tempo che non si misura in secondi.

Lo stesso vale per giuseppeverdi1901, per Interfcmilano2010, per nonhomaiavutounagatta. Sono lunghe, alcune hanno maiuscole e numeri, e sono comunque fragili: un attacco basato su dizionari e combinazioni di parole le raggiunge molto prima della forza bruta.

Il numero che conta non è quanti caratteri hai digitato. È quante possibilità l'attaccante deve scartare prima di arrivare alla tua. Se la tua password è una frase che una persona potrebbe pronunciare, le possibilità da scartare sono poche.

Cosa fare, concretamente

La combinazione vincente è lunghezza e imprevedibilità insieme. Nessuna delle due da sola.

Il metodo più comodo per un essere umano è la passphrase: quattro o cinque parole scelte a sorte, senza alcun legame tra loro. Non parole che ti vengono in mente, perché quelle non sono casuali, ma parole estratte davvero a caso, per esempio con dei dadi o con un generatore. Cinque parole da un vocabolario di ottomila danno un livello di sicurezza equivalente a una password casuale di undici caratteri, ma tu te le ricordi. formaggio ancora tremito vulcano pettine è enormemente più solida di Xk9$mT2!, anche se sembra più ingenua.

Per tutto il resto conviene un gestore di password. Genera stringhe casuali di venti caratteri, una diversa per ogni sito, e non devi ricordarne nessuna: te ne basta una sola, la passphrase che apre il gestore.

Non è finita qui: quello che devi sapere prima di chiudere questo articolo

Vale la pena aggiungere una cosa. Tutto quello che hai letto finora riguarda un attacco per tentativi, che è il caso peggiore ma non il più frequente. Nella pratica quotidiana le persone perdono l'accesso ai propri account in due modi molto più banali: perché hanno riusato la stessa password su dieci siti e uno dei dieci è stato bucato, oppure perché l'hanno digitata su una pagina falsa che sembrava quella vera. Contro il primo problema serve una password diversa ovunque. Contro il secondo serve l'autenticazione a due fattori, che rende quasi inutile la password anche quando qualcuno la conosce.

Se dovessi ridurre tutto a una frase sola: smetti di preoccuparti dei simboli, allunga, e soprattutto non riusare mai la stessa password due volte.

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